

In merito a recenti notizie di stampa, riteniamo necessario fornire alcuni chiarimenti per prevenire fraintendimenti e correggere informazioni non accurate.
Due persone, inizialmente condannate in primo grado per detenzione di sostanze stupefacenti, sono state successivamente assolte dalla Corte d’Appello di Bologna, sulla base della motivazione secondo cui l’uso di tali sostanze sarebbe avvenuto nell’ambito di pratiche religiose.
In alcune ricostruzioni mediatiche, tali pratiche sono state impropriamente attribuite al movimento Hare Krishna.
Desideriamo affermare con la massima chiarezza che questa associazione è del tutto infondata.
La tradizione Vaishnava, a cui appartiene il movimento Hare Krishna (ISKCON – International Society for Krishna Consciousness, in Italia Congregazione Italiana per la Coscienza di Krishna, ente religioso riconosciuto dallo Stato), si fonda su principi rigorosi di disciplina, purezza e autocontrollo.
Tra questi principi vi è il divieto assoluto di assumere qualsiasi sostanza intossicante, senza alcuna eccezione, incluse droghe, alcol e tabacco.
Ne consegue che l’idea secondo cui l’uso di marijuana o di altre sostanze possa far parte di rituali o pratiche dei devoti di Krishna è errata, fuorviante e priva di qualsiasi fondamento.
Precisiamo inoltre che le persone coinvolte nel caso non risultano appartenere né essere frequentatori riconosciuti delle comunità Hare Krishna ufficialmente presenti in Italia.
Abbiamo già richiesto formalmente alle autorità competenti e ai media coinvolti una rettifica, affinché venga tutelata l’integrità e la reputazione della nostra tradizione spirituale.
Sua Grazia Agnideva Dasa, anima meravigliosa e kirtaniya, ha lasciato questo mondo circondato dall’amore e dalla gratitudine dei suoi amati e dell’intera comunità di devoti di […]
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